Archive for the ‘Live Performances Photos’ Category

Gonzalo Rubalcaba and Aymée Nuviola “Viento y Tiempo”! BLUENOTE, TOKYO, JAPAN_SUMMARY

 

Gonzalo Rubalcaba and Aymée Nuviola “Cotton Club” 2019 .Photos by Yuka Yamaji

                 

Aymée Nuviola and Gonzalo Rubalcaba in Tokyo! – “Viento y Tiempo”

Aymée Nuviola (Voice), Gonzalo Rubalcaba (Piano), Cristobal Verdecia (Bass), Reinier Guerra (Drums), Majito Aguilera (Percussion), Kondo san (Sax), Lourdes Nuviola (backing vocal), Alfredo Lugo (backing vocal

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Gonzalo Rubalcaba and Aymée Nuviola “Viento y Tiempo”

This is one of the most beautiful stories of Cuban music in recent years.

 

Gonzalo Rubalcaba and Aymée Nuviola “Viento y Tiempo” – Blue Note Tokyo, 2019. Photos from Blue Note Tokyo’s Post.

原田和典のBloggin’ BLUE NOTE TOKYO

かねてから話題を集めていた新プロジェクトが、ついにここ日本から発進しました。ピアノ奏者ゴンサロ・ルバルカバと歌姫アイメー・ヌビオラ・・・・・・キューバ音楽のアンバサダーというべきふたりによる”Viento y Tiempo”(風と時間)のワールド・プレミア・パフォーマンスです。

このプロジェクトは友人であるふたりが、改めて自分たちのルーツに取り組むというもの。キューバン・ミュージックの歴史的ナンバーの数々が、鮮やかに今日に蘇ります。開演前には”Viento y Tiempo”の簡単な説明がスクリーンに映写されました。キューバの風景、プロジェクト発足のいきさつ、ゴンサロやアイメーのなごやかな表情を見聞きしているうちに、ますますライヴへの期待が高まります。

ゴンサロは白いスーツ、赤いネクタイで登場。アイメーもキラキラしたドレス、ふくらみのある髪型ですごくおしゃれです。オープニングは、まさかの「CHAN CHAN」。映画『ブエナ・ビスタ・ソシアル・クラブ』の中でコンパイ・セグンドが歌い、一躍有名になったナンバーですが、これをまさかゴンサロとアイメーのコンビネーションで聴けるとは。アイメーの歌声は強力無比、ゴンサロはこのライヴのために用意されたベーゼンドルファーのピアノから驚異的なまでに”立った音”を放ちます。ワールド・デビューから約30年、当初は空間を音で埋め尽くすかのような超絶ソロ・プレイで話題を集めたところもあった彼ですが、今回は歌伴の巧者ぶりをたっぷり味わわせてくれます。ヴォーカルと会話するように紡がれるコード(和音)、ヴォーカルの合間に絶妙に入り込む単音オブリガート(合いの手)の美しさと余韻。”ゴンサロって、こんなにサポートがうまいのか!”と、ぼくはひきつけられるばかりでした。

近年アンジェリーク・キジョーやオルケスタ・デ・ラ・ルスもトリビュートして再評価高まるセリア・クルースの楽曲「BEMBA COLORA」を、”セリアの再来”との声も高いアイメー(彼女もセリアに捧げた『El Regreso A La Habana』を出しています)の歌で聴ける喜び。ルイ・アームストロングや榎本健一もとりあげた1927年の楽曲「EL MANISERO」(南京豆売り)の、時代を超えた新鮮さ。アイメーは奔放なスキャットもおりまぜ、ゴンサロはハーモニーを拡張するかのような大胆な即興を繰り広げます(なんだかこの日の彼は、これまで自分が聴いたどのステージよりも、ハービー・ハンコックからの強い影響を感じさせてくれました)。彼は始終、優しい笑顔を浮かべ(なんと途中ではMCも行ないました。いわゆる”ジャズ”をプレイするときのゴンサロは、一切メンバー紹介も曲紹介もしなかった記憶があります)、アイメーは積極的に観客に語りかけて、コール&レスポンスを促します。曲が進むごとに、オーディエンスは、自分たちが”Viento y Tiempo”の一員になったような気持ちを味わうことでしょう。公演は18日まで開催されます。

     

A new project that has been a hot topic for some time has finally come in Japan. It is the world premier performance of “Viento y Tiempo” (wind and time) by piano player Gonzalo Rubalcaba and Diva Aymée Nuviola … who should be ambassadors of Cuban music.

In this project, two friends are working on their roots again. The historical numbers of Cuban music are revived vividly today. Before the performance, a brief explanation of “Viento y Tiempo” was projected on the screen. As you listen to the Cuban landscape, how the project started, and the gentle expressions of Gonzalo and Aymée you can expect more and more live performances.

Gonzalo appears in a white suit and red tie. Aymée is also very stylish with a sparkling dress and a swelled hairstyle. The opening is “CHAN CHAN”. Sung by Compay Segundo in the movie “Buena Vista Social Club”, it became a famous number, but you can listen to this in a combination of Gonzalo and Aymée. Aymée’s singing voice is unrivaled, and Gonzalo has an amazing “standing sound” from the Bösendorfer piano prepared for this show. About 30 years after his world debut, he had gathered a lot of attention in the transcendental solo play that seemed to fill up the space with sound at first, but this time he will fully taste the skill of the song companion. The chords that are spun to speak with the vocals, the beauty and reverberation of the single-tone obligato that goes into exquisite intervals between the vocals. “I ’m so good at Gonzalo!” I was just attracted.

In recent years, Angelique Kijo and Orquesta de la Luz have also tributed and re-evaluated the song “BEMBA COLORA”, which is highly reputed (“Regreso A La Habana”). The timeless freshness of the 1927 song “EL MANISERO” (Moises Simons), which was also taken up by Louis Armstrong and Kenichi Enomoto. Aymée also has a bouncy scat, and Gonzalo develops a bold improvisation as if expanding the harmony (somehow this day he had a stronger influence from Herbie Hancock than any stage he had ever heard) He smiled all the time (I played MC on the way. I remember that Gonzalo did not introduce any members or songs when playing the so-called “Jazz”), and Aymée was active with the audience: talking to and encouraging a call and response. As the song progresses, the audience will feel as if they are part of “Viento y Tiempo”. The performance will be held until the 18th.

 

SKYLINE TRIO – Ron Carter / Jack DeJohnette / Gonzalo Rubalcaba

Premiere of the release of the “SKYLINE TRIO” video featuring Ron Carter, Jack DeJohnette and Gonzalo Rubalcaba. “Silver Hollow” by Jack DeJohnette.
….Three legends of the music world renewed the vibratory culmination of years of musical love dedication and respect. Respect for music and each other…..

 

 

Merci au Millau Jazz Festival!

Gonzalo Rubalcaba TRIO – Gonzalo Rubalcaba / Armando Gola / Ludwig Afonso

Millau Jazz Festival 2019

Photos from FIP’s post.

Gonzalo Rubalcaba: è difficile restare in alto a Gerlando Gatto | 24/Lug/2019 | Interviste, News, Primo piano

Gonzalo Rubalcaba: è difficile restare in alto

Gonzalo Rubalcaba: è difficile restare in alto

Gerlando Gatto | 24/Lug/2019 | IntervisteNewsPrimo piano

Intervista con il celebre pianista e compositore cubano

Tempo di lettura stimato: 5 minuti

L’appuntamento è fissato per le 18,30 nel migliore albergo di Grado, poche ore prima del concerto che lo vedrà trionfare alla prima edizione di Grado Jazz.

Ogni volta che ci incontriamo ho sempre un po’ di timore: lui è diventato una stella di primaria grandezza, acclamato da pubblico e critica sotto ogni latitudine; io un cronista di jazz che continua a fare il suo lavoro con passione e onestà intellettuale. E quindi: sarà affettuoso come sempre o sarà annoiato dalla mia presenza?

Per fortuna anche questa volta i miei dubbi si sciolgono immediatamente: appena mi vede mi corre incontro e mi abbraccia con il calore e l’affetto di sempre.

In effetti molta acqua è passata sotto i classici ponti da quando nel 1991, in Martinica, ho avuto il piacere di conoscere Gonzalo Rubalcaba; da allora ci siamo mantenuti in contatto e ogni volta che viene in Italia se possibile lo raggiungo e lo sottopongo alla rituale tortura di un’intervista, cui egli non si sottare…anzi.

Entriamo subito in argomento, regalandogli il mio libro – “Gente di jazz” – contenente la prima intervista che gli feci nell’oramai lontano 1991.

 

-Gonzalo, dopo tutti questi anni, come ci si sente ad essere considerati una stella di assoluta grandezza nel firmamento del jazz?

“Bene, ovviamente, anche se tu mi conosci bene e sai che ho dovuto faticare non poco per raggiungere questi risultati. Credo, per rispondere più dettagliatamente alla tua domanda, che oggi sono un pò più in linea con ciò che per molti anni ho cercato di raggiungere. Però questa è una carriera come altre in cui non si arriva mai. Certo, ciò dipende da ciascun individuo, da ciascuna persona, da ciò che ognuno pensa. Ci sono alcuni che trovano – e si accontentano – la formula di fare musica, per me è molto importante trovare la forma di fare musica. La forma io credo che non sia legata ad alcun tipo di ordine di moda, o di ordine commerciale. La forma è essere più fedele alla creazione stessa senza che tu sia troppo interessato a quali siano le strade che ti portano ad un risultato più rapido; l’importante per me è sentirmi bene con ciò che faccio e sentire che sono sincero, coerente con ciò che dico. Comunque non ti credere, anche se sono arrivato in alto, la vita è sempre difficile anche perché c’è molta concorrenza e quando questa è leale no problem, quando invece è scorretta allora le cose si complicano”.

-Senti mai il bisogno di rifugiarti in seno alla tua famiglia?

“No anche perché ho sempre accanto a me la mia famiglia. Noi viviamo in Florida, a Coral Springs, un’ora di macchina più su di Miami. Come forse ricorderai ho tre figli, due maschi ed una femmina e tutti e tre sono in qualche modo impegnati nella musica”.

-Chissà perché la cosa non mi stupisce affatto. Come articolerai il concerto di questa sera e cosa puoi dirmi dei tuoi attuali partner?

“Per quanto riguarda il repertorio sarà una sorta di summa della mia carriera sino a questo momento, vale a dire brani, suggestioni tratti dai molti album che ho registrato fino ad oggi. Per quanto concerne i miei attuali compagni di viaggio, con il bassista Armando Gola collaboro oramai da molti anni e quindi l’intesa è perfetta, quasi telepatica. Il batterista, Ludwig Afonso, è con me solo da un anno ma sentirai: è un drummer sontuoso”.

-Conoscendo la cura con cui scegli i tuoi partner non ne dubito. Poco fa hai fatto cenno alla tua produzione discografica. Quali progetti hai in cantiere al riguardo?

“Come probabilmente saprai, qualche anno fa ho fondato una mia etichetta indipendente – “5 Passion” – con cui realizzo i miei nuovi album. Adesso ne ho pronti tre ma sto ancora cercando la casa di distribuzione. Il primo di questi CD si chiama “Skyline” e vorrei uscisse entro quest’anno”.

-Mi sembra di aver letto che si tratta di una sorta di omaggio a Ron Carter e Jack DeJohnette.

“Esatto: il trio è composto da me e da questi due straordinari artisti. L’album lo abbiamo registrato in ottobre ai Power Station di New York durante una session di due giorni. Sono gli studi di registrazione un tempo chiamati Avatar ricchi di ricordi per tutti noi tre”.

-Perché hai sentito l’esigenza di questo omaggio?

“Perché non dimenticherò mai quello che artisti come Ron Carter e Jack DeJohnette, fra molti altri, hanno fatto per me al mio arrivo negli Stati Uniti quando avevo meno di trent’anni. Mi vengono in mente, oltre a Ron e Jack, Joe Lovano, Chick Corea, Herbie Hancock, Paul Motian… tutte persone che si sono prese cura di me, accettandomi all’interno della comunità musicale. E da loro ho cercato di imparare il più possibile. Da allora ho cercato, quasi, di pagare loro un tributo invitandoli a suonare con me 20 o 30 anni dopo. L’album sarà composto da 6 tracce originali, due firmate da ognuno di noi tre. Ho poi voluto aggiungere due brani di piano solo, il primo scritto da Jose Antonio Mendez mentre il secondo è una versione di “Lágrimas negras” reso famoso in tutto il mondo dai Buena Vista Social Club, c he presenterò anche questa sera. A chiudere un brano nato spontaneamente, quasi un blues, che è venuto davvero bene”.

-Questo senza ovviamente dimenticare Dizzy Gillespie e soprattutto Charlie Haden con il quale, come tu stesso hai avuto speso modo di dichiarare, hai avuto un rapporto stretto, non solo in campo artistico ma anche personale.

“Certo”.

-Bene parliamo adesso degli altri due album pronti sulla rampa di lancio.

“Il secondo è stato inciso dal “Trio d’été” che mi vede accanto a Matthew Brewer basso  ed Eric Harland batteria. E con questa formazione mi sono esibito anche all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Il terzo, cui tengo particolarmente, è la registrazione di un recital per piano solo che ho tenuto il 16 maggio del 2017 al Teatro Olimpico di Vicenza, un concerto che ricordo con particolare piacere per le sensazioni straordinarie che ho vissuto”.

-Dischi a parte, hai qualche altro progetto in mente?

“Sì, tra qualche mese con una tournée in Giappone, partirà un progetto particolare con la vocalist Aymee Nuviola che si chiama “Viento y Tiempo”. Aymee è una straordinaria vocalist cubana che conosco praticamente da sempre. Quando avevo dieci anni, e lei sette, andavamo dalla stessa maestra di piano, Silvia; abitavamo nello stesso barrio e ci vedevamo spesso. Poi, come puoi ben immaginare, le vicende della vita ci hanno portato lontani. Ma poco tempo fa ci siamo rivisti, abbiamo ricordato i vecchi tempi e abbiamo scoperto la possibilità, anzi la voglia di mettere su un progetto assieme, incentrato non sul jazz ma sulle musiche tradizionali cubane. L’abbiamo fatto ed ora siamo sui blocchi di partenza. E’ un progetto di cui sono davvero entusiasta e spero tanto che vada bene”.

-Se non sbaglio avete già collaborato in passato

“Sì, sono stato suo ospite nell’album “First Class to Havana”.

-Quando pensi che sarà possibile ascoltarlo in Italia?

“Lo porteremo in Europa il prossimo anno e sono sicuro che verremo anche in Italia dove so di poter contare su molti estimatori”.

-Ci sono altri artisti cubani che si stanno mettendo particolarmente in luce?

“Ce ne sono davvero tanti e sparsi in tutto il mondo. Tanto per farti qualche nome c’è Alfredo Rodriguez, pianista e compositore che adesso ha 33 anni e che ha collaborato con Quincy Jones; c’è David Virelles statunitense d’adozione; a Madrid opera Iván ‘Melón’ Lewis che viene da Pinar del Río; ad Amsterdam è possibile ascoltare Ramón Valle… insomma ce n’è davvero tanti e come vedi sono davvero in giro per il mondo”.

-Un’ultima domanda che spero non ti crei imbarazzo: come vedi la situazione attuale a Cuba?

“Come sempre… nel senso che non vedo segni di profondo cambiamento. Negli ultimi cinquant’anni Cuba è stata totalmente scollegata dal resto del mondo per cui reputo improbabile una sua veloce e specifica ripartenza. Certo, è possibile che tra poco si possano trovare anche a Cuba quantità rilevanti di prodotti di qualità ma le incrostazioni nella struttura mentale dei cubani, il modo in cui ormai intendono la vita sono assai difficili da sconfiggere. C’è chi da tempo si è messo l’animo in pace con ciò che passava il convento e non ha altre ambizioni; altri, invece, sperano nel cambiamento; vedremo!”.

 

 

Grande musica a GradoJazz by Udin&Jazz: in particolare evidenza Gonzalo Rubalcaba e Snarky Puppy da Gerlando Gatto | 19/Lug/2019 | Primo piano,

Grande musica a GradoJazz by Udin&Jazz: in particolare evidenza Gonzalo Rubalcaba e Snarky Puppy

da Gerlando Gatto | 19/Lug/2019 | Primo piano,

Successivamente è stata la volta del già citato Gonzalo Rubalcaba, in trio con Armando Gola al basso e Ludwig Afonso batteria. Illustrare, in questa sede, la carriera di Rubalcaba è impresa tutto sommato inutile tale e tanta è la popolarità raggiunta in tutto il mondo dal pianista cubano: basti dire che attualmente è considerato una delle massime espressioni del pianismo jazz, vincendo due Grammy e due Latin Grammy e ottenendo ben 15 nomination. Agli inizi era, a ben ragione, considerato un pianista “cubano” in quanto nel suo stile erano ben presenti tutti gli elementi musicali dell’ ”Isola”: Man mano, Gonzalo si è staccato da questo linguaggio per approdare ad una sintesi che è sua e solo sua. Descrivere la sua musica è infatti molto, molto difficile; si ascolta un flusso sonoro illuminato da improvvisi lacerti di gran classe che aprono come uno spiraglio, una luce improvvisa sull’universo sonoro disegnato dal trio. In quest’ottica, particolarmente brillante l’intesa con il bassista, con il quale Gonzalo collabora da una decina d’anni… e si sente chiaramente, dal momento che i due si uniscono, si accarezzano, si compenetrano, sempre insieme, come una mano in un guanto. Oggettivamente difficile il compito del batterista entrato nel gruppo solo da un anno che deve dialogare da pari a pari con il piano di Rubalcaba, senza un attimo di tregua, sempre nella condizione di fornire la risposta giusta e rilanciare verso nuovi traguardi. Comunque devo dire che anch’egli se l’è cavata egregiamente. Insomma davvero un concerto memorabile che resterà nel cuore e nella mente di chi ha avuto la fortuna di assistervi.

 

Menú degustación premium El trío del pianista cubano Gonzalo Rubalcaba firmó uno de los mejores conciertos de la recién concluida 32ª edición del festival Jazz en la Costa de Almuñécar. Elegancia y una pulsación exacta y cristalina en una magnífica actuación que nos narra Juan Jesús García

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Menú degustación premium

El trío del pianista cubano Gonzalo Rubalcaba firmó uno de los mejores conciertos de la recién concluida 32ª edición del festival Jazz en la Costa de Almuñécar. Elegancia y una pulsación exacta y cristalina en una magnífica actuación que nos narra Juan Jesús García

Don Gonzalo (el que fuera “Gonzalito”) se acordaba perfectamente de su paso por Jazz en la Costa cuando todos éramos diecisiete años más jóvenes. Y se sintió emocionado al descubrir su baldosa del “Bulevar del jazz”, “¡al lado de Kenny Barron, qué honor!“, dijo. “Lo que ustedes han hecho conmigo es un acto de amor, y amor con amor se paga“, comentó ya metido en su directo. Romanticismo aparte, dio un concierto monumental, en el que se pudieron degustar todas las especialidades de la casa, tanto técnicas como estilísticas. Yendo desde la clásica a la timba, desde el refinamiento poético más exquisito a la digitación huracanada, pero siempre, sin caer en el estereotipo del pianista caribeño de tumbaos y latin.

Es una lástima que el cubano no deje abierto el micrófono, ya que como los tenistas actuales, acompaña cada pulsación con la voz, sea a la velocidad que sea, como sacando la nota del propio pecho, y de cerca es especialmente emocionante escucharle así. A nadie se le escapa que la imaginación y las facultades de este músico están fuera de serie, y que además de los ametrallamientos de notas, que dispara cuando quiere, se maneja con elegancia y una pulsación exacta y cristalina, entre silencios, timbres y dinámicas. Hubiese sido imposible que GONZALO RUBALCABA hubiese participado en ‘Calle 54’, hubiese aguado el tono entusiasta de la película de Trueba, véanlo, en cambio, en ‘Playing Lecuona’ y comparen.

Rubalcaba se quitó desde el primer momento profesional el sambenito de jazzista latino. Para él, la “Clave” fue crianza y trabajo alimenticio, pero una vez metabolizada no parecía querer ningún recurso caribeño fácil, tampoco de otras geografías simplistas y sí se labró una imagen más elaborada y sofisticada; pero una vez superado aquel primer estadio, se ha reencontrado más explícitamente con la música de sus ancestros. Para empezar (y luego terminar) acudió a la afrocubanía, entrando en materia con los aires racheados de la contradanza, el clásico ‘Guerrillero’ tradicional para ir un rato después haciendo bueno el título ‘Ponle la clave’ con la que Chucho Valdés bautizó esa pieza, que requiere un titánico juego de manos. Para entonces ya sabíamos que sus compañeros le iban a dar mucho juego, sobre todo el bajista Armando Gola (perteneciente también a otra saga musical isleña) que con su bajo de seis cuerdas ejercía de tal y también casi de guitarrista en la parte baja del mástil, doblando fraseos, que ocasionalmente triplicaban cuando se unía el baterista, cuyos cueros parecían latigazos restallando.

Tras ese un primer merodeo por la cubanía, con algún vendaval de notas en los que los pasajes más enrevesados fueron tratados con una espeluznante fluidez y donde su sentido ritmo (¡comenzó de baterista!) le permite llevar al límite las posibilidades percusivas del piano, llegó la calma, el olimpismo a la inversa, introvertido, casi evanescente. Fue con una adaptación de Pat Metheny (‘Heritage’) al que el habanero llegó tras su homenaje Charlie Haden, que la tocaba siempre; el Rubalcaba del lirismo abrasador en el que hasta los martillos del piano tienen pudor de golpear las cuerdas para no molestar.

Para terminar el menú del día, se pudo escuchar un puente perfecto entre el mini jazz previo para llegar a una timba callejera a todo tumbao y ambiente de “gozadera” en el “solar” con “chispatrén”. Para las almas más delicadas escuchar su minimalista versión de ‘Lagrimas negras’ a dos voces (bajo y piano) fue una auténtica delicatessen, prologada en los postres con un regreso a su juventud, en el grupo Proyecto de los años ochenta, con una pieza ‘La nueva cubana’, que como parece natural por entonces, dejaba entrever la influencia “achicoriana” de Return To Forever en la composición de aquel cubano joven de entonces.

Su concierto ha sido el más elaborado en la cocina de los escuchados en Jazz en la Costa, y muy merecedor del premio de la medalla de la ciudad… A poder ser, de oro.

 

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