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Se il jazz incrocia la classica al pianoforte c’è Rubalcaba – di Giuseppe Segala

 

Gonzalo Rubalcaba

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alto Adige 02 agosto 2016

Su iniziativa del Jazz Festival Alto Adige e del Festival legato al Concorso Busoni l’eclettico talento cubano ma cittadino del mondo suona giovedì all’Auditorium

BOLZANO. Un ruolo che il jazz ha interpretato con assiduità fin dai suoi esordi è quello di protagonista e testimone degli incroci più arditi tra le culture musicali più disparate del pianeta. Non c’è forse espressione musicale con la quale questa forma artistica non abbia avuto rapporti prolifici, scambi di grande suggestione. Tra gli esempi emblematici di oggi c’è quello del pianista Gonzalo Rubalcaba, in scena dopodomani, giovedì, in piano solo all’Auditorium di Bolzano (ore 20.30), per iniziativa sinergica del Jazz Festival Alto Adige e del Festival legato al Concorso pianistico internazionale “Ferruccio Busoni”. Una collaborazione che procede ormai dal 2012 e permette di accontentare quella fetta di pubblico, sempre più ampia, interessata alla musica senza barriere di stile e di genere.

Nato all’Avana nel 1963, figlio d’arte, maturato come pianista e compositore attraverso profondi studi classici e poi jazzista per scelta, Rubalcaba è considerato a ragione uno dei pianisti di punta della scena contemporanea. Nella propria arte fonde con intelligente sensibilità la musica cubana delle sue radici, il jazz e la musica classica. Solista dalla tecnica brillante e versatile, dal sicuro gusto melodico, dal tocco sensibile e ricco di sfumature, dall’apertura stilistica a trecentosessanta gradi, Rubalcaba è stato scoperto da un grande del jazz, il bassista Charlie Haden. Un incontro provvidenziale al Festival dell’Avana nel 1986 ha fatto sì che Haden si prodigasse per far conoscere il pianista alle platee internazionali, invitandolo a suonare con lui e con Paul Motian al festival di Montréal nel 1989. Da allora Rubalcaba è stato compagno di avventure musicali di altri grandi solisti, tra cui Jack DeJohnette, Joe Lovano, Dizzy Gillespie, Herbie Hancock, Ron Carter, Chick Corea, Al Di Meola.

Ma anche sul versante della classica ha ricevuto attenzioni particolari, se è vero che Simon Rattle, direttore principale dei Berliner Philharmoniker dal 1999 al 2103, l’ha definito «il pianista più dotato del pianeta». E non passa certo inosservato il duo pianistico con una vedette del mondo classico, come Katia Labeque.

Nel carnet artistico di Rubalcaba ci sono una trentina di dischi registrati come leader, in buona parte per la celebre etichetta Blue Note. Lavori che hanno ricevuto ben quindici nomination ai Grammy Awards e quattro sono diventate vittorie.

Naturalmente Rubalcaba ha mantenuto rapporti proficui con la musica cubana e i suoi musicisti: un esempio è la collaborazione con il pianista, compositore e arrangiatore Chucho Valdés, con il quale ha registrato di recente un cd dedicato a Ernesto Lecuona, uno dei principali compositori della scena afrocubana del Novecento. Con Valdés, Rubalcaba ha pure condiviso il ruolo di Artist in Residence al blasonato festival di Montreux, nel 2002. Il suo legame con Cuba è anche alimentato dall’attenzione per le percussioni e per i poliritmi, particolarmente in evidenza nelle sue performance in solo.

 

La prevendita dei biglietti è al Teatro Comunale di piazza Verdi, orari 11-14 e 17-19.

tempostretto – Ritmi latini e virtuosismi jazz: il Volcan Trio sul palco del CastrorealeMilazzo Jazz Festival

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Lunedì, 1. Agosto 2016 – 17:26
Scritto da: Giovanni Passalacqua
In uncrescendo tecnico ed espressivo, si è esibito ieri sera l’ensemble di Gonzalo Rubalcaba, Horacio “El Negro” Hernandez e Armando Gola, jazzisti di fama internazionale.
“A noi piace guardare avanti, fare musica nuova; ma l’ispirazione viene dal passato, dai suoni delle nostre radici latine”. È Gonzalo Rubalcaba a sintetizzare, in poche parole, l’anima del Volcan Trio, esibitosi ieri sera sul palco del CastrorealeMilazzo Jazz Festival, nella suggestiva cornice del Castello mamertino. Insieme a Rubalcaba, pianista di fama internazionale, fanno parte del progetto il batterista Horacio “El Negro” Hernandez e il bassista Armando Gola.

Tutto esaurito per uno degli eventi più attesi del Festival organizzato dalla ProLoco Artemisia, che quest’anno ha potuto contare sul supporto dell’assessore milazzese Salvo Presti per dare ulteriore slancio a una manifestazione ormai consolidata. Una scelta premiata dallo stesso Rubalcaba, che sul palco non ha nascosto il suo entusiasmo per la cornice d’eccezione: “Dovrei rivolgermi a voi mentre suono, ma non riesco a staccare gli occhi dalla bellezza del promontorio e della costa siciliana” – ha scherzato l’artista, proveniente anche lui da un’isola: Cuba.

L’nsemble ha definito il suo genere latinoamerican jazz; e le sfumature latine pervadono i virtuosismi di Rubalcaba, i ritmi ora appena accennati, ora incalzanti di Hernandez. Eccezionale la padronanza tecnica dei musicisti, capaci di eseguire con perizia da studio tanto i grandi classici quanto le sperimentazioni più elettroniche. La chiave resta però l’equilibrio tra generi, suoni, ritmi così distanti tra loro, eppure armonici nella sintesi del Volcan Trio; una sintesi a tratti sperimentale, di non facile ascolto, ma di altissimo livello tecnico ed espressivo.

Gonzalo Rubalcaba, un vulcanico latin jazz…di Raffaele Roselli

Gonzalo Rubalcaba,
un vulcanico latin jazz

Il pianista cubano parla del progetto che il 28 luglio propone nell’ambito dei «Concerti nel Parco» con Horacio «el Negro» Hernandez e Armando Gola. Giovanni Hidalgo non potrà suonare a causa di un intervento alla mano

di Raffaele Roselli

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Volcan: un’eruzione di suoni. Nato come quartetto di stelle del latin jazz. Talenti puri, nati nell’Avana rivoluzionaria, scoperti dai giganti della musica neroamericana, cresciuti militando in alcune delle migliori formazioni internazionali. Gonzalo Rubalcaba, anzitutto: formidabile esponente di un pianismo torrenziale ed elegante. Poi Horacio «el Negro» Hernandez e Giovanni Hidalgo, due percussionisti capaci di assemblare un’intera enciclopedia del ritmo. Più giovane, ma non meno dotato, Armando Gola: il suo contrabbasso ha offerto il suo contributo ad Arturo Sandoval e Alejandro Sanz per la conquista di due Grammy e accompagnato in tour Jennifer Lopez.

 Un’incandescente colata di lava sonora

Il 28 luglio, alla Casa del Jazz, per «I concerti nel parco», una nuova, incandescente colata di lava sonora, con il Volcan Trio: «Purtroppo Giovanni è in un momento delicato – spiega Rubalcaba – per problemi alla mano che hanno richiesto un intervento, sette mesi fa. E non può ancora suonare. Vedremo a fine anno cosa accadrà». L’amicizia è fraterna. La voce di Gonzalo, nel raccontare l’episodio, incrinata. Sdrammatizziamo osservando che «el Negro», da solo, vale due percussionisti: «Le persone che lo hanno visto suonare sanno di cosa è capace, per questo possiamo proseguire in trio», conferma Rubalcaba. Poi riusciamo a farlo sorridere di nuovo, chiedendogli cosa gli dicono le sue, di mani, alla fine dei concerti, visto l’intensità del suo stile pianistico… Sorride, ma la risposta è seria: «Le mani sono un’estensione di ciò che pensi, provi, vedi. Dobbiamo essere in buona forma fisica, non solo le mani, tutto il corpo, per avere l’energia necessaria per stare due ore sul palco suonando a quel livello senza perdere concentrazione, intensità. L’unico modo per arrivarci è nella disciplina: una vita sana. A volte a fine concerto abbiamo dei dolori, è normale, c’è un grande sforzo fisico. Ma la cosa importante è la testa, l’idea che hai di come fare musica».

 Gillespie e Haden: due apostoli dell’arte delle note

Due grandi del jazz come Dizzy Gillespie e Charlie Haden hanno avuto una grande influenza nella maturazione di Rubalcaba. Gonzalo li definisce «due apostoli dell’arte delle note», per il ruolo che ebbero nel promuovere nuova musica. E cita una intera generazione di solisti dell’America Latina che militarono, come lui, nelle band di Gillespie: Paquito D’Rivera, Arturo Sandoval, Danilo Pérez, Michel Camilo, Giovanni Hidalgo, Claudio Roditi. Ma la storia dei rapporti tra la musica latina con quella di matrice afroamericana è ancora più antica. Ne sa qualcosa la famiglia Rubalcaba. Citiamo a Gonzalo suo nonno, Jacobo Gonzales. E lui ne ripercorre le vicende: «Negli anni ‘20 aveva un alto grado nell’esercito, a Pinar del Rio, ma era anche professore di musica, una personalità molto rispettata in città. Credeva nella tradizione cubana, lavorò molto su uno stile specifico detto danzòn. Divenne direttore della banda militare e usò quell’ensemble per suonare le sue composizioni. C’è n’è una che eseguo in tutti i miei concerti, El Cadete Constitucional. Usò le armonie europee, le melodie americane e allo stesso tempo l’influenza della black music nel ritmo. Quindi sì, ciò che ora chiamiamo latin jazz, ha una profonda, lunga storia». Suonerà «El Cadete» anche a Roma? «Certo!».

Controtemp – Foto Gonzalo Rubalcaba – Piano Jazz – 3 maggio 2016

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Photos by Alice BL Durigatto

Grazie Mille Italia !

Fazioli … Tremendo Pianoforte!

 

Gonzalo Rubalcaba inaugura la quinta edizione di Piano jazz

Al via martedì, alle 20.45, nella Fazioli Concert hall di Sacile, la quinta edizione della rassegna creata a curata dal circolo culturale Controtempo

di Gabriele Giuga

Gonzalo Rubalcaba inaugura la quinta edizione di Piano jazz

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Al via martedì 19 aprile, alle 20.45 nella Fazioli Concert hall di Sacile, la quinta edizione di Piano Jazz, rassegna creata a curata dal circolo culturale Controtempo e, come chiarisce il nome, interamente dedicata al jazz per pianoforte solo. Ospite d’apertura della rassegna è il pianista di origine cubana Gonzalo Rubalcaba. Già ospite del Volo del Jazz con il suo dinamico gruppo Volcan, Rubalcaba torna a Sacile, ma in versione da solista.

Nato nel 1963 a L’Havana, Gonzalo assorbe le radici popolari della sua terra, le coniuga con le giovanili improvvisazioni e con la solida formazione classica, per rivelare presto un folgorante e inconfondibile talento creativo.

A metà degli anni ’80 incontra la Blue Note e il grande Charlie Haden, al fianco del quale inizia una carriera internazionale: oltre quaranta le incisioni (tra le tante: Discovery. Live in Montraux, Suite 4y20, Rapsodia e i Latin Grammy Nocturne e Land of the Sun), decine i premi e migliaia gli osannati concerti in tutto il mondo in solo, vari jazz ensemble e imponenti orchestre.

«La buona tecnica rende liberi» è uno degli assiomi di questo maestro e compositore, che fa della sua arte la complessa restituzione di un talento a tutto tondo: «Qualsiasi ambiente, qualsiasi strumento, acustica o pubblico incontri – spiega – il bello è riuscire a portare la musica dove voglio io». E i suoi concerti rimangono tra le più appassionate e stupefacenti sorprese che ci si possa attendere da un «piano solo».

Il festival prosegue il 2 maggio con Gerald Clayton. Olandese di nascita, americano di formazione, Clayton è una figura leader per le giovani generazioni, tanto da influenzare il nuovo lessico jazz d’oltreoceano e le sue tematiche più alternative.

Mercoledì 11 maggio arriva a Sacile Stefano Battaglia, una delle punte di diamante italiane della tastiera. La sua acuta ricerca musicale si orienta da oltre vent’anni tra musica antica, novecentesca e improvvisazione, ha al suo attivo decine di progetti che intersecano letteratura, poesia, storia e infiniti territori culturali e migliaia di performance e collaborazioni in tutto il mondo, con eterogenee e innovative scelte estetiche.

Chiusura infine con le atmosfere popolari israeliane contaminate dall’eleganza del jazz francese di Yaron Herman, venerdì 20 maggio. Classe 1981, nato e cresciuto a Tel Aviv ma poi passato da Boston e approdato a Parigi, Yaron Herman è già pluripremiato, ha suonato in tutto il mondo.

Musica Jazz – Intervista – Gonzalo Rubalcaba

 

Musica Jazz – Marzo 2016 – Intervista Gonzalo Rubalcaba PDF
musica jazz

Jazz di Cuba a Sacile con il quartetto di Rubalcaba Stasera, allo “Zancanaro” di Sacile, il pianista si esibisce insieme a Gola, Hernandez e Hidalgo

Gianfranco Terzoli

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SACILE. Quattro leggende del latin jazz per la prima volta insieme sullo stesso palco. Quello del Teatro Zancanaro, dove stasera alle 21 per “Il Volo del Jazz” si esibirà un quartetto che promette un’eruzione di suoni latini. Non per niente si chiama Volcan il progetto dei cubani Gonzalo Rubalcaba, Armando Gola e Horacio “El Negro” Hernandez e del portoricano Giovanni Hidalgo, musicisti che singolarmente hanno suonato con gente come Santana, Paul Simon e Art Blakey e che messi insieme hanno pubblicato oltre 150 album.

Quattro personalità così possono coabitare perché – riferisce Rubalcaba – hanno capito la necessità e l’importanza della convivenza: ci guadagna la musica e quindi lo spirito. «La nostra – dice il pianista, quindici nomination e due vittorie ai Grammy – è una band formata da amici e compagni di una carriera lunga quasi 30 anni. Nell’84 ho chiamato Hernandez (batterista vincitore di cinque Grammy, uno per “Supernatural” di Santana) perché mi aiutasse a dar vita, insieme ad altri giovani talenti, all’idea di una band che aggiungesse qualcosa alla già ricca scena musicale cubana di allora. Io e Hidalgo (percussionista vincitore di due Grammy di cui uno con Arturo Sandoval e al fianco di Dizzy Gillespie e Art Blakey) ci siamo conosciuti al Festival di Varadero: avevamo solo 17 anni e da allora abbiamo collaborato a vari concerti e progetti discografici: tra questi mi sta particolarmente a cuore “Antiguo”. Gola (bassista chen vanta due Grammy e ha suonato pure con Jennifer Lopez) fa parte di una generazione giunta negli Stati Uniti a metà anni ’90 ed è stato nel mio secondo “Quartetto cubano”. Tre anni fa – prosegue – durante una registrazione a Miami con Stefan Glass, Hidalgo ci propose un progetto comune. Propose anche il nome, “Volcan”. Con esso cerchiamo di creare un repertorio che non serva solo per mostrare le nostre capacità individuali, ma tenti pure di riconoscere il lavoro di grandi artisti dell’emisfero americano».

Volcan esplora in veste inedita composizioni originali di Rubalcaba e rivisita classici di Dizzy Gillespie, Chuco Valdès e dei brasiliani João Bosco e Chico Buarque. «Il processo di evoluzione e crescita della musica brasiliana e cubana – rileva – è stato parallelo. Entrambe le culture hanno elementi simili (religiosi, ritmici, letterari) oltre a una reciproca ammirazione. Abbracciamo questa musica con profondo rispetto». «A Sacile – riprende – interpreteremo contenuti del primo cd, versioni di alcuni classici cubani e un pezzo risalente al mio primo periodo compositivo (1984) con il gruppo “Proyecto”. Il rapporto col nostro paese è ottimo. «Dall’89 ho avuto il privilegio di suonare in Italia praticamente in ogni tour europeo. Il pubblico italiano, oltre che estremamente sensibile e gentile, è molto vario».

 Rubalcaba ha suonato con Al Di Meola e Charlie Haden. «L’interesse per la musica, per sviluppare idee e mantenerle al più alto livello – spiega – rende possibile l’unione e l’apprendimento, l’amicizia, l’impegno emozionale e professionale»..

Gianfranco Terzoli

Il Volcàn Quartet di Gonzalo Rubalcaba al Jazz Fest – 28/06/2015 17:11

1435504326-0-il-volcan-quartet-di-gonzalo-rubalcaba-al-jazz-festVittoria – Il Volcàn Quartet si è impadronito di Piazza Henriquez. Ieri sera abbiamo assistito ad un concerto dal sapore cubano. Una conquista musicale avvenuta già alle 18.30, tempo d’inizio di un lungo, meraviglioso, soundcheck, che ha lasciato senza fiato i primi frequentatori della piazza.
Quando Gonzalo Rubalcaba è arrivato con i suoi musicisti, Giovanni Hidalgo, Armando Gola e Horacio “El Negro” Hernandez, è stato spettacolo. Rubalcaba si è seduto al pianoforte, dando prova di uno straordinario virtuosismo. Un amore per il jazz nato a soli sette anni, come ha raccontato il pianista.
“A casa di mio cugino – ha dichiarato Rubalcaba – c’erano i vinili dei grandi del jazz. Ho cominciato ad ascoltare, ascoltare, ascoltare, fino a quando il jazz è entrato nelle mie vene. Sono sempre stato molto affascinato dall’improvvisazione jazzistica che veniva continuamente mescolata con la ritmica”.
Il jazz per Rubalcalba è certamente libertà espressiva, ma solo se “filtrata” da un lungo, anzi lunghissimo, studio.
“Il jazz – ha affermato il musicista – è conoscenza, preparazione, disciplina, impegno intellettuale e tecnico. Bisogna studiare, conoscere le biografie dei grandi, costruire relazioni con tanti altri musicisti”.
Così nasce ciò che Gonzalo Rubalcaba definisce il suo “latin-american jazz”, figlio di contaminazioni e di incontri tra la tradizione nordamericana e le sonorità cubane. La sua musica è magica. Dai ritmi caldissimi, dagli intensi fremiti. Restare calmi e immobili ascoltando il jazz dei Volcàn è impossibile. Un sabato sera tutto da ballare, anche inseguendo i ritmi effervescenti della Conturband. La street band, infatti, è tornata nelle vie del centro cittadino, per raccontare la meravigliosa storia di un jazz che affonda le sue origini nei corpi bandistici, in particolare modo siciliani.
Ora è scattata l’ora di Francesco Cafiso, l’anima artistica del jazz, che già pregusta, insieme al patron Emanuele Garrasi, la prossima nona edizione.
“Ci divertiamo un mondo a fare il festival – sottolinea Garrasi – anche se costa sudore, impegno, fatica. Lo facciamo in nome dell’amato jazz, della nostra amicizia e, soprattutto, dell’amore viscerale per Vittoria”.
Stasera Cafiso porterà sul palco il chitarrista Francesco Buzzurro. Ma sarà presente anche il resto della band: Giovanni Amato alla tromba, Humberto Amésquita al trombone, Mauro Schiavone al piano, Giuseppe Bassi al contrabbasso, Roberto Pistolesi alla batteria. E, prima del concerto, sul mondo del jazz si alzerà anche il grande schermo, con la proiezione di “Tutti for Luis”, seconda parte del documentario-tributo a Louis Armstrong diretto da Ciprì e Maresco, che ha inaugurato il “Vittoria Jazz &Blues Film Festival”, la cui direzione artistica è firmata da Giuseppe Gambina.

Redazione

Volcan con Gonzalo Rubalcaba – DI FABRIZIO GUGLIELMINI

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Volcan, è un super gruppo latin jazz  formato da Gonzalo Rubalcaba, Giovanni Hildago, Horacio ‘El Negro’ Hernandez e Jose Armando Gola:  musicisti legati a Rubalcaba, leader del quartetto e pianista, nato nel 1963. Nel suo stile gli stilemi post bop si fondono con le sonorità sudamericane e con le numerose tradizioni musicali dell’Isla Grande dal Bolero al Son riletti in chiave jazzistica. Dopo molte collaborazioni prestigiose, fin dagli anni 90 Rubalcaba è leader di propri progetti con tour in tutto il mondo.

Vittoria Jazz festival col botto: “Esperienza esaltante” – VITTORIA – 29/06/2015

Grosso successo di pubblico per questa ottava edizione

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E´ calato il sipario sul “Vittoria Jazz Festival” edizione 2015 ma non prima che l’anima «spiritual» di Francesco Cafiso infiammasse l’estro latino del Volcàn Quartet, mandando letteralmente in visibilio il pubblico. Strepitoso «ormeggio» per la rassegna jazzistica vittoriese che, per tutto l’arco delle sue quattro settimane, ha navigato lungo il «corso» della migliore storia contemporanea del jazz. Una felicissima e, quasi «mistica» coincidenza, che ha fatto sì che l’edizione 2015 diventasse da primato, per la presenza costante e continua di mostri sacri del jazz e che, aleggiando come aurea benefica sul festival, ha messo insieme due grandissimi, Gonzalo Rubalcaba e Francesco Cafiso. Mentre Cafiso con la sua band e con lo «special guest» Francesco Buzzurro affascina una gremita Piazza Henriquez con «La Banda», il suo ultimo lavoro discografico, dietro le quinte del palco ci sono ancora i Volcàn, protagonisti del concerto di sabato sera, che ascoltano entusiasti e rapiti Cafiso e i suoi compagni di viaggio, fino a quando accade qualcosa di straordinario: l’evento nell’evento. I Volcàn fanno invasione di campo, salgono sul palco e si impadroniscono di strumenti e degli stessi «artisti». E suonano insieme Cafiso, Rubalcaba, Buzzurro. Le loro band si confondono, si mescolano, si cercano. Giovanni Hidalgo passa dalla percussioni alla batteria, le mani di Mauro Schiavone si ritrovano accanto quelle di Gonzalo Rubalcaba e Francesco Cafiso gongola, suona ed è felice. È felice di suonare nella sua città, per la sua Sicilia che ricorre sempre e continuamente nelle «vene» del suo progetto musicale.

«Per tre anni – dice Cafiso al pubblico – ho cercato, mi sono messo in cammino, prima dentro me stesso e poi dentro la storia e le tradizioni del jazz». Un jazz, soprattutto, siciliano. Bagnato dalle «lacrime» della sua terra. Di quegli emigranti-musicisti che partivano con la valigia di cartone e addosso come una seconda pelle con il loro strumento a fiato. Suonatori della band del paese, accompagnandone musicalmente tutti i momenti di vita sociale e privata. E la serata di chiusura dell’ottava edizione del Vittoria Jazz Festival sarà segnata anche dal «piacere» della scoperta. È l’assessore alla cultura della città, Gaetano Bonetta, sul palco per i saluti istituzionali ad apertura di serata insieme al patron del festival, Emanuele Garrasi e al sindaco di Vittoria, Giuseppe Nicosia, a rivelare al pubblico che la prima jazz band siciliana è stata vittoriese. «A metterla su è stato Lello Di Geronimo», spiega l’assessore vittoriese che mostra sul grande schermo allestito in piazza la foto della band.

«La mia città merita anche questa scoperta», sottolinea il patron del festival Emanuele Garrasi, tributando al pubblico del festival un particolarissimo ringraziamento per avere fatto sì che l’ottava edizione strepitosa di suo, diventasse straordinaria per «le emozioni condivise». E il tributo totale e «commovente» del pubblico a Cafiso e al suo festival arrivano con la standing ovation finale, quando il direttore artistico concede l’ennesimo bis. Il sindaco di Vittoria Giuseppe Nicosia ha definito questa ultima edizione della kermesse “Una esperienza esaltante”.

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