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Controtemp – Foto Gonzalo Rubalcaba – Piano Jazz – 3 maggio 2016

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Photos by Alice BL Durigatto

Grazie Mille Italia !

Fazioli … Tremendo Pianoforte!

 

Gonzalo Rubalcaba inaugura la quinta edizione di Piano jazz

Al via martedì, alle 20.45, nella Fazioli Concert hall di Sacile, la quinta edizione della rassegna creata a curata dal circolo culturale Controtempo

di Gabriele Giuga

Gonzalo Rubalcaba inaugura la quinta edizione di Piano jazz

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Al via martedì 19 aprile, alle 20.45 nella Fazioli Concert hall di Sacile, la quinta edizione di Piano Jazz, rassegna creata a curata dal circolo culturale Controtempo e, come chiarisce il nome, interamente dedicata al jazz per pianoforte solo. Ospite d’apertura della rassegna è il pianista di origine cubana Gonzalo Rubalcaba. Già ospite del Volo del Jazz con il suo dinamico gruppo Volcan, Rubalcaba torna a Sacile, ma in versione da solista.

Nato nel 1963 a L’Havana, Gonzalo assorbe le radici popolari della sua terra, le coniuga con le giovanili improvvisazioni e con la solida formazione classica, per rivelare presto un folgorante e inconfondibile talento creativo.

A metà degli anni ’80 incontra la Blue Note e il grande Charlie Haden, al fianco del quale inizia una carriera internazionale: oltre quaranta le incisioni (tra le tante: Discovery. Live in Montraux, Suite 4y20, Rapsodia e i Latin Grammy Nocturne e Land of the Sun), decine i premi e migliaia gli osannati concerti in tutto il mondo in solo, vari jazz ensemble e imponenti orchestre.

«La buona tecnica rende liberi» è uno degli assiomi di questo maestro e compositore, che fa della sua arte la complessa restituzione di un talento a tutto tondo: «Qualsiasi ambiente, qualsiasi strumento, acustica o pubblico incontri – spiega – il bello è riuscire a portare la musica dove voglio io». E i suoi concerti rimangono tra le più appassionate e stupefacenti sorprese che ci si possa attendere da un «piano solo».

Il festival prosegue il 2 maggio con Gerald Clayton. Olandese di nascita, americano di formazione, Clayton è una figura leader per le giovani generazioni, tanto da influenzare il nuovo lessico jazz d’oltreoceano e le sue tematiche più alternative.

Mercoledì 11 maggio arriva a Sacile Stefano Battaglia, una delle punte di diamante italiane della tastiera. La sua acuta ricerca musicale si orienta da oltre vent’anni tra musica antica, novecentesca e improvvisazione, ha al suo attivo decine di progetti che intersecano letteratura, poesia, storia e infiniti territori culturali e migliaia di performance e collaborazioni in tutto il mondo, con eterogenee e innovative scelte estetiche.

Chiusura infine con le atmosfere popolari israeliane contaminate dall’eleganza del jazz francese di Yaron Herman, venerdì 20 maggio. Classe 1981, nato e cresciuto a Tel Aviv ma poi passato da Boston e approdato a Parigi, Yaron Herman è già pluripremiato, ha suonato in tutto il mondo.

Musica Jazz – Intervista – Gonzalo Rubalcaba

 

Musica Jazz – Marzo 2016 – Intervista Gonzalo Rubalcaba PDF
musica jazz

Jazz di Cuba a Sacile con il quartetto di Rubalcaba Stasera, allo “Zancanaro” di Sacile, il pianista si esibisce insieme a Gola, Hernandez e Hidalgo

Gianfranco Terzoli

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SACILE. Quattro leggende del latin jazz per la prima volta insieme sullo stesso palco. Quello del Teatro Zancanaro, dove stasera alle 21 per “Il Volo del Jazz” si esibirà un quartetto che promette un’eruzione di suoni latini. Non per niente si chiama Volcan il progetto dei cubani Gonzalo Rubalcaba, Armando Gola e Horacio “El Negro” Hernandez e del portoricano Giovanni Hidalgo, musicisti che singolarmente hanno suonato con gente come Santana, Paul Simon e Art Blakey e che messi insieme hanno pubblicato oltre 150 album.

Quattro personalità così possono coabitare perché – riferisce Rubalcaba – hanno capito la necessità e l’importanza della convivenza: ci guadagna la musica e quindi lo spirito. «La nostra – dice il pianista, quindici nomination e due vittorie ai Grammy – è una band formata da amici e compagni di una carriera lunga quasi 30 anni. Nell’84 ho chiamato Hernandez (batterista vincitore di cinque Grammy, uno per “Supernatural” di Santana) perché mi aiutasse a dar vita, insieme ad altri giovani talenti, all’idea di una band che aggiungesse qualcosa alla già ricca scena musicale cubana di allora. Io e Hidalgo (percussionista vincitore di due Grammy di cui uno con Arturo Sandoval e al fianco di Dizzy Gillespie e Art Blakey) ci siamo conosciuti al Festival di Varadero: avevamo solo 17 anni e da allora abbiamo collaborato a vari concerti e progetti discografici: tra questi mi sta particolarmente a cuore “Antiguo”. Gola (bassista chen vanta due Grammy e ha suonato pure con Jennifer Lopez) fa parte di una generazione giunta negli Stati Uniti a metà anni ’90 ed è stato nel mio secondo “Quartetto cubano”. Tre anni fa – prosegue – durante una registrazione a Miami con Stefan Glass, Hidalgo ci propose un progetto comune. Propose anche il nome, “Volcan”. Con esso cerchiamo di creare un repertorio che non serva solo per mostrare le nostre capacità individuali, ma tenti pure di riconoscere il lavoro di grandi artisti dell’emisfero americano».

Volcan esplora in veste inedita composizioni originali di Rubalcaba e rivisita classici di Dizzy Gillespie, Chuco Valdès e dei brasiliani João Bosco e Chico Buarque. «Il processo di evoluzione e crescita della musica brasiliana e cubana – rileva – è stato parallelo. Entrambe le culture hanno elementi simili (religiosi, ritmici, letterari) oltre a una reciproca ammirazione. Abbracciamo questa musica con profondo rispetto». «A Sacile – riprende – interpreteremo contenuti del primo cd, versioni di alcuni classici cubani e un pezzo risalente al mio primo periodo compositivo (1984) con il gruppo “Proyecto”. Il rapporto col nostro paese è ottimo. «Dall’89 ho avuto il privilegio di suonare in Italia praticamente in ogni tour europeo. Il pubblico italiano, oltre che estremamente sensibile e gentile, è molto vario».

 Rubalcaba ha suonato con Al Di Meola e Charlie Haden. «L’interesse per la musica, per sviluppare idee e mantenerle al più alto livello – spiega – rende possibile l’unione e l’apprendimento, l’amicizia, l’impegno emozionale e professionale»..

Gianfranco Terzoli

Il Volcàn Quartet di Gonzalo Rubalcaba al Jazz Fest – 28/06/2015 17:11

1435504326-0-il-volcan-quartet-di-gonzalo-rubalcaba-al-jazz-festVittoria – Il Volcàn Quartet si è impadronito di Piazza Henriquez. Ieri sera abbiamo assistito ad un concerto dal sapore cubano. Una conquista musicale avvenuta già alle 18.30, tempo d’inizio di un lungo, meraviglioso, soundcheck, che ha lasciato senza fiato i primi frequentatori della piazza.
Quando Gonzalo Rubalcaba è arrivato con i suoi musicisti, Giovanni Hidalgo, Armando Gola e Horacio “El Negro” Hernandez, è stato spettacolo. Rubalcaba si è seduto al pianoforte, dando prova di uno straordinario virtuosismo. Un amore per il jazz nato a soli sette anni, come ha raccontato il pianista.
“A casa di mio cugino – ha dichiarato Rubalcaba – c’erano i vinili dei grandi del jazz. Ho cominciato ad ascoltare, ascoltare, ascoltare, fino a quando il jazz è entrato nelle mie vene. Sono sempre stato molto affascinato dall’improvvisazione jazzistica che veniva continuamente mescolata con la ritmica”.
Il jazz per Rubalcalba è certamente libertà espressiva, ma solo se “filtrata” da un lungo, anzi lunghissimo, studio.
“Il jazz – ha affermato il musicista – è conoscenza, preparazione, disciplina, impegno intellettuale e tecnico. Bisogna studiare, conoscere le biografie dei grandi, costruire relazioni con tanti altri musicisti”.
Così nasce ciò che Gonzalo Rubalcaba definisce il suo “latin-american jazz”, figlio di contaminazioni e di incontri tra la tradizione nordamericana e le sonorità cubane. La sua musica è magica. Dai ritmi caldissimi, dagli intensi fremiti. Restare calmi e immobili ascoltando il jazz dei Volcàn è impossibile. Un sabato sera tutto da ballare, anche inseguendo i ritmi effervescenti della Conturband. La street band, infatti, è tornata nelle vie del centro cittadino, per raccontare la meravigliosa storia di un jazz che affonda le sue origini nei corpi bandistici, in particolare modo siciliani.
Ora è scattata l’ora di Francesco Cafiso, l’anima artistica del jazz, che già pregusta, insieme al patron Emanuele Garrasi, la prossima nona edizione.
“Ci divertiamo un mondo a fare il festival – sottolinea Garrasi – anche se costa sudore, impegno, fatica. Lo facciamo in nome dell’amato jazz, della nostra amicizia e, soprattutto, dell’amore viscerale per Vittoria”.
Stasera Cafiso porterà sul palco il chitarrista Francesco Buzzurro. Ma sarà presente anche il resto della band: Giovanni Amato alla tromba, Humberto Amésquita al trombone, Mauro Schiavone al piano, Giuseppe Bassi al contrabbasso, Roberto Pistolesi alla batteria. E, prima del concerto, sul mondo del jazz si alzerà anche il grande schermo, con la proiezione di “Tutti for Luis”, seconda parte del documentario-tributo a Louis Armstrong diretto da Ciprì e Maresco, che ha inaugurato il “Vittoria Jazz &Blues Film Festival”, la cui direzione artistica è firmata da Giuseppe Gambina.

Redazione

Volcan con Gonzalo Rubalcaba – DI FABRIZIO GUGLIELMINI

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Volcan, è un super gruppo latin jazz  formato da Gonzalo Rubalcaba, Giovanni Hildago, Horacio ‘El Negro’ Hernandez e Jose Armando Gola:  musicisti legati a Rubalcaba, leader del quartetto e pianista, nato nel 1963. Nel suo stile gli stilemi post bop si fondono con le sonorità sudamericane e con le numerose tradizioni musicali dell’Isla Grande dal Bolero al Son riletti in chiave jazzistica. Dopo molte collaborazioni prestigiose, fin dagli anni 90 Rubalcaba è leader di propri progetti con tour in tutto il mondo.

Vittoria Jazz festival col botto: “Esperienza esaltante” – VITTORIA – 29/06/2015

Grosso successo di pubblico per questa ottava edizione

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E´ calato il sipario sul “Vittoria Jazz Festival” edizione 2015 ma non prima che l’anima «spiritual» di Francesco Cafiso infiammasse l’estro latino del Volcàn Quartet, mandando letteralmente in visibilio il pubblico. Strepitoso «ormeggio» per la rassegna jazzistica vittoriese che, per tutto l’arco delle sue quattro settimane, ha navigato lungo il «corso» della migliore storia contemporanea del jazz. Una felicissima e, quasi «mistica» coincidenza, che ha fatto sì che l’edizione 2015 diventasse da primato, per la presenza costante e continua di mostri sacri del jazz e che, aleggiando come aurea benefica sul festival, ha messo insieme due grandissimi, Gonzalo Rubalcaba e Francesco Cafiso. Mentre Cafiso con la sua band e con lo «special guest» Francesco Buzzurro affascina una gremita Piazza Henriquez con «La Banda», il suo ultimo lavoro discografico, dietro le quinte del palco ci sono ancora i Volcàn, protagonisti del concerto di sabato sera, che ascoltano entusiasti e rapiti Cafiso e i suoi compagni di viaggio, fino a quando accade qualcosa di straordinario: l’evento nell’evento. I Volcàn fanno invasione di campo, salgono sul palco e si impadroniscono di strumenti e degli stessi «artisti». E suonano insieme Cafiso, Rubalcaba, Buzzurro. Le loro band si confondono, si mescolano, si cercano. Giovanni Hidalgo passa dalla percussioni alla batteria, le mani di Mauro Schiavone si ritrovano accanto quelle di Gonzalo Rubalcaba e Francesco Cafiso gongola, suona ed è felice. È felice di suonare nella sua città, per la sua Sicilia che ricorre sempre e continuamente nelle «vene» del suo progetto musicale.

«Per tre anni – dice Cafiso al pubblico – ho cercato, mi sono messo in cammino, prima dentro me stesso e poi dentro la storia e le tradizioni del jazz». Un jazz, soprattutto, siciliano. Bagnato dalle «lacrime» della sua terra. Di quegli emigranti-musicisti che partivano con la valigia di cartone e addosso come una seconda pelle con il loro strumento a fiato. Suonatori della band del paese, accompagnandone musicalmente tutti i momenti di vita sociale e privata. E la serata di chiusura dell’ottava edizione del Vittoria Jazz Festival sarà segnata anche dal «piacere» della scoperta. È l’assessore alla cultura della città, Gaetano Bonetta, sul palco per i saluti istituzionali ad apertura di serata insieme al patron del festival, Emanuele Garrasi e al sindaco di Vittoria, Giuseppe Nicosia, a rivelare al pubblico che la prima jazz band siciliana è stata vittoriese. «A metterla su è stato Lello Di Geronimo», spiega l’assessore vittoriese che mostra sul grande schermo allestito in piazza la foto della band.

«La mia città merita anche questa scoperta», sottolinea il patron del festival Emanuele Garrasi, tributando al pubblico del festival un particolarissimo ringraziamento per avere fatto sì che l’ottava edizione strepitosa di suo, diventasse straordinaria per «le emozioni condivise». E il tributo totale e «commovente» del pubblico a Cafiso e al suo festival arrivano con la standing ovation finale, quando il direttore artistico concede l’ennesimo bis. Il sindaco di Vittoria Giuseppe Nicosia ha definito questa ultima edizione della kermesse “Una esperienza esaltante”.

A UJ14 LE “METÀ” ARTISTICHE DI HIROMI, MICHEL CAMILO E GONZALO RUBALCABA – CARLO VANTAGGIOLI — 18 LUGLIO 2014

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**The following article mistakingly attributes Gonzalo Rubalcaba’s dedication of his performance at Umbria to Johnny Winter. Although we all lament the passing of the great blues/rock guitarist, it must be clarified that Gonzalo dedicated his performance to Charlie Haden. Charlie was instrumental in Gonzalo’s sucess and was a very dear friend.  

Umbria Jazz Festival 2014

Gonzalo Rubalcaba viene considerato da alcuni critici, e non a torto, uno tra i più grandi pianisti jazz contemporanei viventi. Nella sua carriera ci sono anche 8 nomination ai Grammy, che non sembrano essere davvero poca cosa per un artista. Il suo tratto caratteristico è l’umanità e la forte partecipazione emotiva delle sue esibizioni, sempre frutto di nuovi progetti. Appena terminata la fase decisamente poetica ed intima suonata in trio, ecco aprirsi quella nuova e scoppiettante di Volcan, il nuovo album dedicato ai 4 elementi, terra, aria, vento e fuoco. Per questo nuovo lavoro, la formazione scelta da Rubalcaba è quella del quartetto con protagonisti del calibro di Horacio ”El Negro” Hernandez alla batteria, Jose Armando Gola al basso sei corde e Giovanni Hidalgo alle percussioni.
Senza mai abbandonare le tradizionali sonorità della terra di origine, il pianista cubano mette in scena tutta la capacità compositiva del jazzista di rango, usando il pianoforte ma anche la tastiera elettrica. Impressionante la differenza di tocco rispetto a Hiromi e Camilo. Rubalcaba vola e non da la sensazione di “pestare” i tasti per ottenere un suono deciso e potente, rimanendo comunque incollato alla tastiera in tutti suoi passaggi più complessi. Volcan è un lavoro molto interessante ed ha delle idee compositive che lo rendono del tutto originale, come i vorticosi cambi di passo tra accenni di son cubano e assoli di puro stampo jazzistico. Pur sempre metà e metà, a quanto pare.
L’animo nobile di Rubalcaba trova spazio nel concerto per una dedica a  Johnny Winter** , l’albino del rock scomparso ieri a 70 anni.
Nel complesso il pubblico di Perugia è soddisfatto ed applaude con partecipazione, andando fin sotto il palco, come ancora non ci era capitato di vedere in questa edizione.

More….

Volcan Live at the Umbria Jazz Festival in la Bella Italia… Photos by David Morresi

Volcan al Blue Note di Tokyo – AgoraVox Italia

Volcan al Blue Note di Tokyo

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Una pioggia incessante, non a scrosci ma fastidiosa, non riesce in alcun modo a frenare o rallentare la silenziosa vita notturna di Tokyo. Nel lussuoso locale ricavato da un piano interrato, che riprende in più parti il logo della celebre etichetta americana, i tavolini in legno sono tutti lunghi e stretti e riproducono in rilievo ognuno un paio di titoli famosi, per la gioia dei collezionisti, che per un’edizione originale possono arrivare a spendere cifre non impossibili, seppur molto alte.

Due set quotidiani, il primo alle 19, il secondo alle 21 e 30, durante i quali si può bere, cenare e magari ritrovarsi assieme ai colleghi d’ufficio dopo una lunga giornata di lavoro. Le luci e la musica di sottofondo lentamente digradano per lasciar spazio, alle 21 e 35 dell’8 gennaio alla seconda esibizione delsupergruppo ‘Volcan’, il nuovo progetto del pianista e compositore cubano Gonzalo Rubalcaba, che si è spesso esibito al ‘Blue Note’, il cui pubblico dimostra di apprezzare con entusiasmo la musica latina.

Ma lo show si è aperto con un’interessante assolo ad un’arpa diatonica elettrificata di Edmar Castaneda, che ha rivoluzionato lo strumento nello stile, riuscendo a suonare contemporaneamente la melodia, la linea di basso e gli accordi. Colombiano, ha suonato in duo con Charlie Haden, con Chick Corea e, per l’appunto, con Rubalcaba, col quale si sarebbe esibito al Blue Note il 12, a conclusione di quattro doppi set di ‘Volcan’: due al Blue Note (l’8 e il 9) e due al Cotton Club (il 10 e l’11), un locale di Tokyo della stessa catena.

A stretto contatto coi musicisti, il set di Volcan è cresciuto brano dopo brano nell’arco di 70 minuti. Sette i pezzi ascoltati più un inevitabile bis. Rubalcaba alterna come sempre un pianismo delicato, fatto di poche note a creare stacchi e a marcare il tempo di composizioni apparentemente semplici, in realtà dalla complessa esecuzione, ad uno estremamente veloce che si sviluppa, intenso e percussivo, lungo l’intera tastiera, infiammando l’ascoltatore.

Oltre allo strumento acustico ha utilizzato un sintetizzatore Korg che ha riprodotto la sonorità “vintage”del piano elettrico Fender-Rhodes e quelle particolari del Moog. A sostenere e commentare le frasi appena accennate di Rubalcaba, attenta ai suoi rilanci che indicano una variazione ritmica spesso incline al raddoppio, una coppia affiatata: il batterista cubano Horacio ‘El Negro’ Hernandez e il percussionista puertoricano Giovanni Hidalgo.

Il primo, mescolando il Jazz col Rockil Funk e la tradizione cubana, ha creato uno stile di drumming latino, personale, tecnicamente immerso nelle figurazioni basilari dell’isola tropicale. Massima attenzione alla clave, mantenuta con un pedale – generalmente un 2-3 spesso in levare – affidato al piede sinistro che lo alterna o lo asseconda allo Hi-Hat, il doppio piatto che si apre e si chiude. Molti Tom melodicamente intonati, un buon numero di piatti sospesi ed un gusto nello scomporre il ritmo iniziale, che prosegue anche nei solo, ovviamente più intensi e fantasiosi ma che sempre sviluppano una stringata base di partenza.

Definito da molti colleghi, “tocado da la mano de Dios”, “toccato dalla mano di Dio”, Hidalgo si siede nel mezzo di un semicerchio di sei tumbadoras, dalle pelli assai tirate, che variano timbricamente dai suoni acuti a quelli bassi. Spostandosi lateralmente alla sua sinistra, percuote a volte una coppia di timbales, probabilmente per segnalare l’inizio di una particolare struttura figurativa. Per i temi lenti e sentimentali, utilizza invece una coppia di bongos.

Compagni da tempo – qualche anno fa avevano inciso per la ‘Incipit records’ un ottimo lavoro di sola percussione Traveling through time – i due musicisti hanno approfondito l’arte dell’improvvisazione, del dialogo tra pelli, che costituiva l’idea di partenza di quel CD. Nei brani eseguiti, ciò che sorprende è la bravura a mutare il tempo con facilità, passando da un medium a un veloce in estrema rilassatezza, a mantenere la coordinazione dopo numerosi spezzettamenti dovuti a stacchi di cui abbondano brani come quello d’esordio ‘Volcan’.

Tra i pezzi non originali è piaciuta una romantica versione di Corsario, forse un omaggio da parte di Rubalcaba a Joao Bosco, il cantautore e chitarrista brasiliano, col quale aveva partecipato ad un tour nella seconda metà degli anni ’90, passato anche per il teatro Goldoni di Venezia. E ancora ‘Salt peanuts’, il ritmico, scattante brano di Dizzy Gillespie, che nel 1988 volle con sé Hidalgo per un tour in Africa in sestetto e poi nella ‘Dizzy Gillespie United Nations Jazz Orchestra’.

La percussione di Hidalgo è particolare, oltre che per la precisione, per un approccio batteristico – è capace, ad esempio, di sviluppare con espressività la figura del paradiddle– sulle pelli colpite dalle mani nude. In mezzo, a tenere in piedi un discorso spesso sul filo del rasoio tra il piano e le percussioni, l’elegante, preciso bassista cubano Armando Gola. Ha usato un basso fretless a 6 corde, dal suono meno elettrico, più morbido e pastoso rispetto a quello dello strumento normale a 4 corde, ritagliandosi frequenti assolo melodici, che davano modo, soprattutto ai percussionisti, di rifiatare.

Un bel concerto, perfetto per un locale di medio-piccole dimensioni, che consente un contatto immediato, amichevole e stimolante anche per i musicisti. ‘Volcan’ è stato lo scorso inverno per una sola data a Torino, nella stessa formazione, eccetto un diverso batterista rispetto ad Hernandez. È auspicabile un ritorno, magari primaverile-estivo, per una serie di appuntamenti all’aperto, in contesti artistici ed acustici adatti a svelare tutto il bello che questo quartetto ancora nasconde dentro di sé.

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