Intervista a Gonzalo Rubalcaba di Vincenzo Martorella – Foto di Stefano Sapora

Atre anni da “Supernova”, esce l’atteso nuovo lavoro del prodigioso pianista cubano. Un disco complesso etrascinante, denso earticolato. Un’opera totale, ma anche un omaggio ai ritmi della sua terra. Lo abbiamo intervistato.

?) Supernova è uscito nel 2001. Dopo tre anni pubblichi un nuovo disco, ·Paseo·. Cosa hai fatto In questi tre anni?

!) Ho lavorato’ e l’ho fatto in diversi contesti. Ho suonatu con Joao Bosco. con il quale ho avuto concerti in Europa, Brasile, America e Canada. Allo stesso tempo ho suonato spesso in piano. Poi ho aiutato Charlie Haden nella realizzazione di ‘Land Of The Sun’. Ho suonato con lui in giro per il mondo. E devo ammettere che sentivo la necessità di realizzare un nuovo album. Sono convinto che si debba incidere un nuovo disco solamente quando i musicisti con cui suoni sono entrati in confidenza con il nuovo immaginario musicale. Quindi, è molto importante andare in tour, suonare il più possibile e crescere musicalmente concerto dopo conceroto. “Supernova” è stato un album fortunato, che abbiamo avuto l’opportunità di presentare in giro per il mondo. Allo stesso tempo, il precedente album con Haden richiedeva che io suonassi in giro per il mondo con il suo gruppo, così mi è capitato di essere in tour con band diverse contemporaneamente: in trio, con Haden e in piano solo. Poi, finalmente, ho trovato il momento giusto per incidere il nuovo disco. E devo riconoscereche mi sono sentito un po’ sotto pressione perché erano passati tre anni dall’ultimo cd e tuttele etichette discografiche, in linea di massima, pretendono un disco ogni anno. Ma vedendo la cosa da una prospettiva diversa posso dire che questo èstato un fatto positivo perché aver trascorso questo tempo lavorando, confrontandosi con musicisti diversi ti dà l’opportunità di crescere, come strumentista e come compositore: diventi più maturo, più consapevole, e dunque più preparato per il passo successivo. Questo è il motivo fondamentale per cui c’è voluto tutto questo tempo.

?) Piano elettrico, sintetizzatori, basso elettrico. ·Paseo· segna una svolta elettrica nella tua musica?

!) Direi di no. In realtà, ho usato questi strumenti anche in passato, seppure occasionalmente. Molti musicisti hanno un’idea confusa su come utilizzare l’elettronica. Èvero: ogni volta che si usano le tastiere si corre il rischio di perdere in parte la personalità del suono, delle radici, delle tradizioni, ma tutto dipende da come lo si fa, da come la tecnologia viene applicata alla musica. Usare i sintetizzatori vuoi dire porsi la domanda su dove ecome usarli. Non posso dire che tutto quello che facciamo noi sia corretto: perlomeno, cerchiamo di proporre ~n metodo di utilizzo delle tecnologie, e un metodo per combinarle con le sezioni acustiche (il piano, il sax, la batteria). Siamo alla ricerca di un equilibrio, equesta è, probabilmente, la parte più difficile, cioè trovare il giusto equilibrio senza mai perdere di vista il risultato musicale. Ma io credo molto nella possibilità di trovare nuove sonorità, nuovi modi di espressione, nuovi mezzi per vedere la mia musica. Adesso dobbiamo decidere come portare in tour questo album. ecapire se quella musica possa essere la stessa anche

senza i sintetizzatori o se, invece, in questo modo possa perdere forza ed energia. Fortunatamente nella musica ci sono molti elementi che vanno al di là del suono: la forma, l’idioma di un pezzo, il modo personale di espressione di ciascun musicista. Quindi, la musica può essere suonata con qualunque tipo di strumento, con una big band, un trio, con i synth, senza i synth. Bisogna anche rapportarsi al pubblico più giovane che ha molta familiarità con i sintetizzatori, enon solo per far vedere che anche noi li usiamo, ma per mostrare loro come li usiamo, con quale personalità.

?) I  musicisti che suonano con te sono formidabili. Ma se Ignacio Berroa è una vecchia conoscenza, dove hai pescato Armando Gola?

i) Èun musicista cubano, così come cubani sono tutti i musicisti, compreso me. Ignacio vive negli Usa da 24 anni. Armando viveva in Colombia, prima di trasferirsi anche lui negli States, dove ha vissuto tra Miami e New York. È buffo perché ricevetti un cd con alcuni suoi demo, quando ancora non lo conoscevo. Chiesi un appuntamento per incontrarlo personalmente e lui mi disse che aveva visto alcuni miei concerti a Cuba ein Colombia (dove, negli anni ’90, suonavo almeno una volta all’anno). Rimasi impressionato dal suo modo di suonare, e iniziammo a provare insieme. Felipe, invece, ha vissuto in Brasile per quattro o cinque anni; lì ha esplorato tutti i percorsi della musica brasiliana, poi si è spostato negli Usa, dove ha suonato per qualche tempo nella band di Arturo Sandoval. Con loro ho, finalmente, per la prima volta, avuto la fortuna di avere musicisti nella stessa città, New York. Quando, ad esempio, mi trasferii nella Repubblica Dominicana, il resto della band viveva aCuba. Qualche anno dopo, il batterista Julio Barreto si trasferii in Svizzera. Anche quando andai negli Usa èstato difficile trovarsi nella stessa città con gli altri musicisti. Adesso ho una band con cui posso spendere tutto il tempo che voglio aprovare eregistrare. Credo molto nell’importanza del gruppo, nel conoscersi, nel confrontarsi. Nel condividere le proprie idee. E riuscire a fare questo, quando si vive in città distanti, e non si ha mai la possibilità di vedersi e suonare insieme, diventa difficile.

?) Da un punto di vista ritmico, questo è forse il tuo album più complesso. L’articolazione ritmica, per te, riveste un valore particolare?

!) Dico sempre che ritmo, armonia, articolazio-· ne delle forme, struttura dovrebbero essere il tuo modo di pensare come musicista, e come essere umano. Non dobbiamo cercare di fare di più di quello che possiamo, ma dobbiamo fare musica nel modo in cui sappiamo farlo. E il risultato èla musica di questo disco. Dal punto di vista ritmico Cuba èun paese molto ricco, e c’è molto più ritmo di quanto non si sappia. È un paese con musiche molto diverse, alcune delle quali non sono affatto conosci ute. Quando ero piccolo ho avuto la possibilità di entrare in contatto con queste espressioni: folklore, musiche religiose eda ballo. Equesto per varie ragioni: innanzitutto perché vengo da una famiglia di musicisti, equesta èstata una palestra per me fondamentale; secondo, perché ho studiato musica classica; terzo, perché fin da giovanissimo sono entrato in contatto col mondo del jazz. Quindi, la mia musica èuna combinazione di molti elementi diversi. Direi quasi uno spazio in cui mettere tutte queste influenze che ci sono nella mia testa, in una maniera organica. Può essere difficile quando leggi le partiture la prima volta. Ma, in fondo, tutto quello che facciamo èstudiare le nostre tradizioni, basarci sulle informazioni che abbiamo, e riorganizzare il tutto in spazi diversi, accordi diversi, sonorità diverse, forme diverse. Una sorta di espansione, di estensione del mondo al quale apparteniamo. Larticolazione ritmica, allora, rappresenta esattamente una nostra peculiare caratteristica, come il modo di parlare odi camminare. Ciò che mi interessa è la fluidità, il flusso ritmico, ela nostra abilità nel conversare, suonando, condividendo questi flussi ritmici.

?) Aproposito di ritmi, come mai, in ·Paseo·, hai suonato le percussioni?

i) Sono stato costretto afarlo! Ame piace suonare le percussioni, ma questa volta sono stato davvero costretto afarlo. Avevo in mente di chiamare Giovanni Hidalgo, ma per motivi extra-musicali,non siamo riusciti aincontrarci per provare il materiale. Alla fine avevamo pochissimo tempo adisposizione per completare l’album e alloraomi sono preso la responsabilità di suonare le percussioni.

?) La tua tecnica strumentale è trascendentale. Eppure, uno dei momenti più belli del disco è il tuo accompagnamento al solo di soprano in El Guerrillero. Con pochissime note, emeravigliosi spostamenti di accento, riesci, almeno cosi mi pare, a trasmettere l’essenza stessa del ritmo cubano…

!) Non èniente di predeterminato, niente di prestabilito. Credo che lo stesso brano possa assumere un significato diverso ogni sera. Magari suoniamo ogni volta la stessa musica, ma le emozioni che quella musica ti ha fatto provare ieri non sono le stesse che provi oggi perché sei tu a reagire diversamente. Ho sempre pensato che i concerti non debbano essere visti semplicemente come musicisti che suonano i loro strumenti: i concerti sono molto di più. Un concerto è: i musicisti, gli strumenti, l’ambiente, il pubblico, l’acustica; tutto questo insieme di elementi condiziona il comportamento dei musicisti, la loro attitudine mentale in quel contesto. Per me, l’abilità di un buon musicista sta nel mettere insieme diverse capacità espressive, nell’avere i mezzi per suonare ciò che èappropriato in ogni momento. È questo il motivo per cui, per me, ècosì importante essere preparato tecn icamente: questo è l’unico modo di essere libero. Libero di fare tutto quello che vuoi, compreso quelle poche note alle quali ti riferivi con un buon sound euna buona intenzione, ofraseggiare in modo aggressivo, o in qualunque altro modo. Devi esercitarti molto, e ad alti livelli, se vuoi essere in grado di portare la musica dove vuoi tu. Ma non c’è nessun piano, nulla di prestabilito, non faccio questo per confondere l’ascoltatore, come qualcuno potrebbe pensare.

?) Quando ascolto la tua musica non posso  fare a meno di  pensare a Manuel Saumell, Ignacio Cervantes, Ernesto Lecuona, all’americano Louis Moreau Gottschalk, e ai compositori cubani contemporanei (Roldàn, Caturla)…

!) E, infatti, sono molto legato alla loro musica. Mi sono avvicinato aloro fin da bambino, perché ascuola ti fanno studiare le loro composizioni. Oggi, poi, mi sento ancora più vicino a questi musicisti, così come a Roldàn, Caturla, Leo Brouwer, veri e propri punti di riferimento. Purtroppo, non tutti comprendono l’importanza che questi grandi compositori hanno avuto nel ventesimo secolo, soprattutto negli anni Venti eTrenta, e io cerco di studiare e comprendere il loro punto di vista. Perché erano musicisti attentissimi atutto quello che succedeva nel mondo intorno a loro, in termini di tendenze e influenze musicali, ma, nello stesso tempo, non persero mai le loro radici, e lavorarono sempre nel più puro spirito delle radici cubane. Fecero molte esperienze all’estero, ma la loro estetica fu quella di creare uno spazio sonoro nel quale far convergere la tradizione cubana eciò che succedeva al di fuori di esse. Questa èuna filosofia musicale, ed èla filosofia nella quale credo. Anch’io cerco di fare la stessa cosa. Avolte ricevo delle critiche, negli Usa, proprio perché la gente non riesce a comprendere cosa c’è dietro la mia musica. Per un trentennio, dal ’62 in poi, tra Usa e Cuba non c’è stata alcuna comunicazione. Ora, invece, molti americani, e anche molti europei, stanno scoprendo la tradizione musicale cubana. grazie anche a un fenomeno come il Buena Vista Social Club, e mi fa piacere perché è un bene che i musicisti di quella generazione abbiano la possibilità di andare in giro per il mondo a suonare quella musica, così importante per Cuba. Le cose stanno cambiando, ma il mio compito, come musicista, resta quello di continuare, a livello filosofico, la strada indicata dai grandi maestri. Come dire, to bring the music at the right moment. ..

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