Gonzalo Rubalcaba – “Fe – Faith” « A proposito di Jazz, di e con Gerlando Gatto – Jazz italiano, jazz svedese, concerti

C’è tutto Rubalcaba, la sua cultura, la sua sensibilità, la sua storia rielaborate, rese essenziali, in “Fe – Faith”. Come  Gerlando Gatto  aveva sottolineato in occasione dello splendido concerto in piano solo all’ Auditorium Parco della Musica, in cui Gonzalo aveva suonato proprio brani quasi tutti provenienti da questa sua ultima fatica, questo è un cd che non si ha esitazione a definire poetico. Momenti lirici, ricordi intensi di studi intrapresi e di musica ascoltata e profondamente amata, un altalenare tra episodi musicali terreni e voli mistici, quello che colpisce è che questo grande artista è da solo con se stesso e decide di affrontare la lettura di sé con tutti i propri mezzi espressivi, che sono infiniti e potenzialmente componibili tra loro in molteplici varietà di colori, suggestioni, frasi e atmosfere.

 

C’e’ il proprio passato che è stato così intimamente metabolizzato da potergli scorrere tra le dita come un gioco, rimanendo allo stesso tempo però vivo ed importante: è improvvisazione libera ma su stilemi fortemente personali, cosicché anche coltissimi trilli, mordenti e cadenze classiche (che hanno fatto parte degli studi di Rubalcaba) diventano materiale tutt’ altro che vetrificato (ad esempio in “Joao”), perché non c’è nulla di freddamente intellettuale o semplicemente “citato” come semplice tappa di un percorso cronologico.

Spesso la mano destra è cristallina, lirica, quasi sognante e si contrappone ad una mano sinistra ostinata o atonale, molto essenziale. In questi casi l’ improvvisazione appare emotivamente alla ricerca dell’ atmosfera, del suono, di una vera e propria ispirazione che a tratti appare quasi voler essere mistica, ultraterrena (Maferefun lya Lodde me).

C’è anche il jazz a cui Rubalcaba è saldamente legato: “Con Alma” di Gillespie, in due versioni, è destrutturata, ma solo apparentemente, perché in realtà ne viene tenuta con grande maestria l’ essenza vera. Vengono in mente le sapienti pennellate di un’ opera espressionista, che sono quelle essenziali che l’ artista sa scegliere per colpire l’ animo di chi di quell’ opera fruirà.

C’è lo swing, accennato ma evidente (“Improvisacion 2”), ci sono momenti “accordali” molto intensi, articolati sulla parte centrale della tastiera, che danno luogo a suoni scuri in un crescendo drammatico di volumi e vibrazioni e sonorità stavolta tutt’ altro che accennate molto “terrestri” (“Preludio Corto”), e c’è anche una componente che sembrerebbe quasi nostalgica: “Blue in Green” (che ha come riferimento la celeberrima versione di Miles Davis e Bill Evans), è accennata poeticamente quasi come fosse un ricordo che emerge in Rubalcaba, aprendone un varco emotivo, ed al quale l’ artista concede uno spazio commosso, carezzandone amorevolmente piccole parti melodiche ed armonica. E non manca neanche Cuba (“Oro”), criptica ed essenziale, ma riconoscibile.

Molto altro ci sarebbe da dire, ma forse si toglierebbe la possibilità a chi decide di ascoltare questo cd di trovarne il senso, che forse non è uno solo, talmente impalpabile ne è la materia musicale.